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Protocollo Sicurezza Covid

Protocollo Sicurezza Covid

AGGIORNATO IL PROTOCOLLO DI SICUREZZA COVID NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

LE NOVITA’

Il  Protocollo condiviso sulla sicurezza nei luoghi di lavoro contro il contagio da COVID  è stato aggiornato lo scorso 6 aprile nel corso dell’incontro tra Governo e parti sociali.

Vediamo quali sono le novità.

  1. I lavoratori positivi oltre il ventunesimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario. La riammissione al lavoro dopo l’infezione da virus  avverrà secondo le modalità previste dalla circolare del Ministero della salute del 12 ottobre 2020 e successive istruzioni;
  2. Il ricorso agli ammortizzatori sociali, o alle ferie sono alternative al lavoro in presenza;
  3. Anche nella fase di progressiva ripresa delle attività, va favorito il ricorso allo smart-working, sempre in chiave di prevenzione dal rischio contagi, ma il datore di lavoro dovrà garantire adeguate condizioni di supporto al lavoratore (assistenza nell’uso delle apparecchiature, modulazione dei tempi di lavoro e delle pause);
  4. L’azienda fornisce un’ informazione adeguata sui rischi di contagio sulla base delle mansioni e dei contesti lavorativi anche mediante l’affissione nei luoghi di lavoro di depliants informativi con particolare riferimento al corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuali per contribuire a prevenire ogni possibile forma di diffusione del contagio;
  5. Qualora, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici, nelle aree maggiormente colpite dal virus, l’autorità sanitaria competente disponga misure aggiuntive specifiche, come ad esempio l’esecuzione del tampone per i lavoratori, il datore di lavoro fornirà la massima collaborazione, anche attraverso il medico competente, dove presente;
  6. Sulle prescrizioni per la pulizia e la sanificazione dell’ambiente sono confermate le modalità già fornite dal protocollo del 24 aprile 2020;
  7. Limitatamente al periodo dell’emergenza il  protocollo fa riferimento al DPCM 2 marzo 2021, dove si prevede che l’organizzazione aziendale potrà, d’intesa con le rappresentanze sindacali aziendali:
  •  disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso al lavoro agile e da remoto;
  •  procedere ad una rimodulazione dei livelli produttivi;
  •  assicurare un piano di turnazione dei lavoratori dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili;
  •  utilizzare il lavoro agile e da remoto per tutte quelle attività che possono essere svolte in tale modalità,
  •  assicurare che gli ammortizzatori sociali riguardino l’intera compagine aziendale, se del caso anche con opportune rotazioni del personale coinvolto; utilizzare in via prioritaria gli ammortizzatori sociali disponibili  per consentire  l’astensione dal lavoro senza perdita della retribuzione.

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