Superminimo assorbibile e non assorbibile: differenze e cosa cambia per la tua microimpresa

Se stai assumendo un dipendente o vuoi aumentare la sua retribuzione, potresti trovarti a scegliere tra superminimo assorbibile e non assorbibile.

La differenza è importante, perché incide sul costo del lavoro nel tempo.

Che cos’è il superminimo

Il superminimo è una somma aggiuntiva rispetto alla paga base prevista dal contratto collettivo.

In pratica, il CCNL stabilisce una retribuzione minima, ma il datore di lavoro può decidere di riconoscere una cifra più alta.

Superminimo assorbibile e non assorbibile: qual è la differenza

Con il superminimo assorbibile, gli aumenti previsti dal CCNL riducono il superminimo.

Con il superminimo non assorbibile, invece, gli aumenti del contratto si aggiungono al superminimo, facendo crescere la retribuzione.

Un solo esempio per capire subito

Immagina questa situazione:

  • paga base iniziale: 1.500 euro
  • superminimo: 200 euro
  • totale retribuzione: 1.700 euro

Dopo qualche mese il CCNL prevede un aumento di 100 euro.

Se il superminimo è assorbibile:

  • nuova paga base: 1.600 euro
  • superminimo residuo: 100 euro
  • totale retribuzione: 1.700 euro

Se invece il superminimo è non assorbibile:

  • nuova paga base: 1.600 euro
  • superminimo resta: 200 euro
  • totale retribuzione: 1.800 euro

Quando conviene il superminimo assorbibile

Il superminimo assorbibile può essere utile se vuoi offrire una retribuzione un po’ più alta, ma mantenere più prevedibile il costo del dipendente nel tempo.

È spesso la scelta più adatta nelle microimprese, soprattutto in fase di assunzione.

Quando può avere senso il superminimo non assorbibile

Il superminimo non assorbibile può essere più adatto quando vuoi riconoscere un aumento stabile e permanente.

Ad esempio, se vuoi premiare un collaboratore importante o fidelizzare una persona chiave.

Un’alternativa al superminimo: il premio di risultato

Se vuoi aumentare la retribuzione senza impegnarti in un costo fisso, puoi valutare un premio di risultato.

La differenza rispetto al superminimo

Il premio può essere riconosciuto solo in alcuni mesi, ad esempio quando l’azienda raggiunge un obiettivo o quando ci sono margini economici sufficienti.

Il superminimo, invece, una volta inserito nella retribuzione, diventa una voce stabile e non può essere eliminato unilateralmente dal datore di lavoro.

Per questo:

  • il superminimo aumenta in modo stabile il costo del dipendente
  • il premio lascia più flessibilità

Attenzione a come lo scrivi nella lettera di assunzione

Uno degli errori più frequenti è scrivere semplicemente “superminimo” senza specificare se sia assorbibile o non assorbibile.

In assenza di una clausola chiara, il superminimo viene normalmente considerato assorbibile.

Per approfondire puoi rimandare anche a una guida come questa di Conflavoro PMI: https://www.conflavoro.it/superminimo-come-funziona/

Per evitare dubbi o contestazioni, nella lettera di assunzione conviene indicare sempre in modo esplicito se il superminimo è assorbibile oppure non assorbibile.

Una formulazione chiara ti aiuta a evitare incomprensioni future e a sapere fin da subito quale sarà l’effetto degli aumenti previsti dal contratto collettivo.

In conclusione

Il superminimo assorbibile ti aiuta a tenere sotto controllo il costo del lavoro.

Il superminimo non assorbibile, invece, è un riconoscimento economico più forte e permanente.

Per una microimpresa la scelta giusta dipende da quanto vuoi che quell’aumento pesi oggi e in futuro.

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